A cura della Dott.ssa Marta Baschirotto

Viviamo tempi incerti, segnati da una diffusa perdita di speranza nel futuro che colpisce in modo particolare i più giovani. L’uso pervasivo di smartphone e social network ha spesso appiattito la creatività, imponendo canoni di perfezionismo e bellezza difficili da raggiungere. In questo scenario, l’eredità della pandemia continua a manifestarsi attraverso un disagio profondo nella salute mentale degli adolescenti: disturbi d’ansia, DCA, autolesionismo e ritiro sociale sono fenomeni in costante aumento.

“Chi come me”: il teatro come specchio del disagio

L’ispirazione per riflettere su questi temi nasce dal potente spettacolo teatrale “Chi come me” di Roy Chen (regia di Andrée Ruth Shammah), che racconta la storia di cinque adolescenti ricoverati in un centro di salute mentale. Attraverso il gioco teatrale, i protagonisti scoprono di non essere soli nelle proprie paure, sciogliendo l’imbarazzo della diversità e condividendo la fragilità.

Come professionisti del Centro Psicoterapia Niguarda, riteniamo fondamentale sottolineare un messaggio centrale dell’opera: siamo tutti figli di storie parziali, vissuti di incomprensione e senso di inadeguatezza. Riconoscere questa comunanza è il primo passo per rompere l’isolamento narcisistico della nostra società.

Oltre l’etichetta: la persona definisce la diagnosi

Oggi, grazie alla facilità di accesso alle informazioni online, molti ragazzi cercano rifugio in etichette diagnostiche per dare un nome al proprio malessere. Sebbene la diagnosi possa offrire un orientamento, non deve mai diventare una prigione identitaria.

“Non è la diagnosi a definire una persona, ma è la persona a definire la diagnosi.”

Ogni individuo rimane unico e irripetibile; la classificazione clinica deve restare sullo sfondo, servendo come strumento di cura e non come etichetta dietro cui scomparire.

Il ruolo degli adulti: argini e fiducia

Nella rappresentazione teatrale, così come spesso nella realtà, gli adulti appaiono talvolta distanti o distratti dai propri problemi, spaventati da una sofferenza giovanile di cui non hanno risposte immediate. Tuttavia, la soluzione parte proprio dai “grandi”.

Il compito dell’adulto è creare buoni argini per contenere le spinte evolutive dei ragazzi, trasmettendo fiducia nelle relazioni e stimolando lo sviluppo di un’intelligenza sentimentale. Coltivare l’empatia, l’ascolto e la reciprocità significa aiutare gli adolescenti a costruire il proprio futuro a partire da un presente più saldo.

Partire dalle emozioni

Oggi siamo più consapevoli della nostra dimensione interiore rispetto alle generazioni passate, ma questo non garantisce automaticamente la capacità di gestire i rapporti sociali. La diffusione di relazioni tossiche e dipendenze affettive ci ricorda quanto sia vulnerabile il nostro patrimonio emotivo.

Il suggerimento è quello di avere meno paura di stare accanto alla sofferenza, accogliendola con delicatezza. Alla fine, ci si scopre molto più simili agli altri proprio nelle nostre diversità e fragilità.

Tuo figlio sta attraversando un momento di fragilità emotiva o isolamento?
Il Centro Psicoterapia Niguarda offre uno spazio d’ascolto specializzato per adolescenti e supporto alla genitorialità per affrontare insieme queste sfide.